Nicholas Bodde

Il lavoro di Nicholas Bodde, artista tedesco nato a New York nel 1962, da anni ormai stabilmente presente in importanti gallerie in tutto il mondo (dalla Galerie Lahumière di Parigi alla Yeh Gallery di Seul, Corea; dalla Architektur Galerie di Berlino alla Gallery Sonja Roesch di Huston, TX) e nelle principali fiere internazionale (tra cui la prestigiosa Art Basel), si inserisce nel solco tracciato da artisti come Joseph Albers, Sol LeWitt, Barnett Newman e Mark Rothko: accomunati da un uso costruttivo del colore e dallo stile minimale e di grande impatto visivo. Le sue opere presentano un’impostazione standard: bande monocromatiche orizzontali, uniformi e perfettamente parallele, ciascuna di ampiezza e colore differente, sono accostate in modo da esaurire l’intera superficie (perlopiù di alluminio) dipinta. A tale rigore geometrico, improntato alla precisione e alla chiarezza, fa da contraltare la potenza espressiva dei colori, alla cui esaltazione Bodde (il quale significativamente definisce la sua arte una «geometria emozionale») si volge attingendo a una gamma cromatica ampia – nessun colore è ripetuto letteralmente all’interno di un singolo dipinto, seppure possano darsi assonanze tra certi gruppi di opere – e dotata di una personale radiosità, dovuta anche al ruolo spesso primario assegnato ai gialli e agli azzurri, i colori del sole, del mare e del cielo. Egli si serve anche di tonalità più scure, giocando liberamente tanto sulla complementarità quanto sul contrasto cromatico, per creare tensioni che si risolvono comunque in funzione energetica e affermativa, senza mai intaccare il mirabile equilibrio d’insieme. Altrettanto intuitivo è il modo in cui Bodde dosa l’altezza delle strisce, creando un effetto ritmico tra le stesse, se non addirittura invitando a libere associazioni esteriori. Nel lavorare all’interno di restrizioni autoimposte, ogni minimo scarto assume un ruolo altamente pregnante e sortisce un effetto amplificato agli occhi dello spettatore. Ecco spiegata allora l’importanza della scelta del formato dei dipinti (come sottolineato già da Corona Unger: se quelli orizzontali sembrano irradiarsi oltre sé stessi, quelli circolari favoriscono una dimensione di concentrazione e leggerezza. E alla luce di questi, ancora più forte e spiazzante viene avvertito il senso quasi urbano di profondità e accelerazione che la recente serie degli “Horizontal dyn.”, in cui le campiture cromatiche seguono una direzione obliqua verso un ideale punto di fuga, comunica.