Andrea Boldrini

Andrea Boldrini ha iniziato da giovanissimo ad esporre le sue opere per poi collaborare con Gallerie di rilievo come Cannaviello di Milano, Annina Nosei, Pio Monti di Roma, Il Polittico di Roma, Galleria Bianca Pilat di Milano, Galleria Gino Monti di Ancona, Flowers East Gallery di Londra e la Figurative Art Ireland di Dublino. Ha realizzato mostre personali e collettive in molti Musei tra i quali Flash Art Museum di Trevi e Palazzo dei Priori di Fermo (1994), Museo Paolo Pini di Milano (1996), Roof Garden Palazzo delle Esposizioni di Roma (2002), Mole Vanvitelliana di Ancona (1997, 2003), Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro di Roma (2003, 2005), Palazzo Medici Riccardi di Firenze (2012), Scuderie Aldobrandini di Frascati (2013), la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto (2013), Palazzo Collicola di Spoleto (2015) e la Quadreria Cesarini di Fossombrone (2016). Parallelamente alla carriera artistica ha conseguito la maturità classica, la laurea in giurisprudenza e il diploma universitario in scienze religiose. Il linguaggio pittorico di Boldrini è altamente simbolico. I soggetti ricorrenti delle sue opere sono infatti già di per sé stessi intrisi di una semanticità plurima e talvolta nascosta: pecore abbandonate al loro destino, sedie cardinalizie vacanti o occupate da enigmatiche figure, uomini e donne in attesa di un qualche messaggio o segnale. Tale componente simbolica – strutturata «secondo una logica non convenzionale», in cui «non tempo e spazio sono le categorie dominanti, ma intensità e associazione» (Angelo Capasso) – va specificandosi e arricchendosi di nuovi sensi, nel momento in cui li si osserva nel loro rapporto con l’invasivo ambiente, naturale o cosmico, che li ospita. Non di semplice e pura sovrapposizione degli uni con l’altro si dovrebbe parlare: piuttosto, di immersione o di emersione, a seconda dei casi. Talvolta le sue figure e i suoi oggetti sembrano voler scomparire nello sfondo, lasciare una flebile traccia del loro passaggio. Talaltre si stagliano più nettamente, si impongono allo sguardo come vere e proprie epifanie, suggeriscono la rivelazione di un mistero pur senza mai svelarlo del tutto, lasciando intorno a sé un alone di incompreso che si fonde, idealmente, con spogli paesaggi (collinari e montuosi) o con le scie delle galassie. Proprio l’universo, di cui Boldrini è appassionato osservatore e studioso, è il fulcro di parte della sua produzione più recente (documentata nella mostra Redshift, presso la GINOMONTI arte contemporanea, Ancona, 2015), dove si manifesta l’intento di innestare la ricerca escatologica su di una dimensione cosmologica: ciò che queste affascinanti opere testimoniano è allora la ricerca di una terza via, che si ponga come mediana tra l’incanto e il terrore che tanto l’esperienza del sacro quanto quella dell’universo suscitano, e come mediatrice, creativa e feconda, tra le dimensioni apparentemente inconciliabili della fede e della scienza.